Amici Miei (a proposito, che amici può avere un topo cazzone? - di sicuro divertenti - ), un bentornato agli abitué ed un benvenuto ai nuovi arrivati!
Il post passato, 28 anni e non sentirli, mia modesta riflessione sull'uscita del viceministro Martone, ha riscosso un discreto successo, sia per consensi che per dissensi. E tutto ciò mi fa assolutamente piacere! Non solo, grazie ai vostri commenti* ho ampliato il mio pensiero riguardo all'argomento, trovando in giro anche ulteriori spunti di riflessione.
Andiamo con ordine? Andiamo con ordine.
Intanto ho trovato questo illuminante video di Travaglio riguardo Martone:
Quel che ne esce è una figura un po' miserevole, un bamboccione raccomandato a pieni voti, il quale, così, come prima frase ufficiale, ha voluto spararne una bella grossa**.
Ma sarà davvero un bamboccione raccomandato? Boh? Ma soprattutto, Chissene frega?
(E soprattutto che c'entra citare Jobs che non si è nemmeno laureato? State lanciando l'app per itunes e cercate di fare proseliti?)
Partendo dall'assunto che il colore giallo è giallo sia se te lo dice un bambino delle elementari sia se te lo indica Padre Maronno, non ci interessa chi è Michael Martone, ma quello che ha detto. E lui, sintetizzando e rielaborando il suo pensiero, ha detto che il tempo è inesorabile: il tempo passa, e più noi stiamo sopra i libri, più tardi entriamo nel mondo del lavoro o, per lo meno, iniziamo ad essere competitivi.
Sia chiara una cosa, io non sono un esaltato della competizione. A volte mi ha fatto bene, a volte mi ha distrutto. Personalmente gli esaltati da competizione li evito volentieri, quindi non sono io a voler essere competitivo, lo è il mondo. All'incirca da sempre. Legge del più forte, del più adatto, del più trombabile: declinatela come preferite, ma il succo rimane quello: se qualcuno sa fare una cosa meglio di te e/o ad un minor costo, è più competitivo di voi. E siete fottuti. Nonché single.
Quindi la competizione non si evita, si affronta.
L'età è un fattore che influenza la competitività? Certo che sì. A 30 anni so più cose di quando ne avevo 10. E' passato del tempo (vent'anni), e sicuramente ho appreso più cose. E' ovvio quel che ne consegue, che io Sono quel che Sono nella misura con cui Io ho vissuto la mia vita.
(mi raccomando, vedete questo film. E se l'avete già visto, rivedetelo).
E' lampante, quindi, che la cosa importante non è, in assoluto, a che età esci dall'università, ma cosa fai durante la tua permanenza all'uni: se hai passato la vita tra un erasmus, un cannone e il collettivo di facoltà, se hai costruito un progetto coerente di crescita personale e professionale, o se hai fatto tutte e tre le cose (e se le hai fatte tutte e tre e ti sei pure laureato in tempi degni, chapeau).
Kurdt giustamente parla di fisici quantistici, che magari ci mettono qualche anno in più, ma magari la fisica quantistica non è proprio sta roba semplice semplice. E magari poi finiscono al MIT. Mica male.
Ora facciamo un passo indietro. Non ho fatto altro che parlare di età e di mondo del lavoro, l'avete notato? Certo, è il motivo per cui Martone ha detto quel che ha detto. E io lo trovo ovvio, visto che prima inizi a lavorare, prima inizi a progettare la tua vita. Un po' come sottolineato da Elkan e da Kurdt.
Però, poi arriva giustamente Rossoresina (Rosso, se interpreto male le tue parole dillo!) che mi ricorda l'importanza della crescita personale, anche a discapito dei tempi e del lavoro. Io non sono il mio lavoro, afferma. Lungi da lui dal diventare la fotocopia delle sue azioni lavorative. Mica ha torto, sapete?
Non solo, il Conte di Montenegro ci ricorda uno dei motivi per cui l'università merita di essere vissuta: le giovani studentesse (e, per parcondicio, i giovani studentessi)! E chi sono io per contraddirlo, se proprio tra i banchi universitari ho incontrato la bellissima Signora Mouse?
E allora? Come riepiloghiamo questi punti di vista? C'è un modo per sintetizzarli? Beh, sì, c'è.
C'è che ognuno di noi risponde ai rispettivi bisogni. I bisogni sono quelle esigenze che dobbiamo soddisfare per poter dire di campar bene. E sono personalissimi. Ognuno ha i bisogni che ha in base alla posizione sociale che ricopre, e sono la vera chiave della nostra felicità (BUM! chiave della nostra felicità, che concetto epocale!Sarà vero? Si, dai...).
Io ho il bisogno di sentirmi autonomo, e di guadagnare un ballino di soldi, e per questo ritengo fondamentale ottimizzare il mio tempo per poter essere competitivo nel mondo del lavoro. Sia chiaro, neppure io sono il mio lavoro, (anche perché sto iniziando ora, finalmente, a lavorare) ma se avessi iniziato prima, sarei stato molto più contento.
Rossoresina (Rosso, parlo di te perché con Te nei commenti ho avuto maggior confronto!) probabilmente ha bisogni diversi dai miei: per lui è molto più importante crescere personalmente, prima ancora che laurearsi in tot anni e trovare un lavoro. Magari parte da una posizione economica sicura, magari io ormai non ho più quell'impeto di crescita personale, ma non è questo il punto. Il punto è che a bisogni diversi corrispondono priorità diverse.
Poi per carità, alla fine dei conti tutti ci scontriamo sempre con la realtà, e con la necessità di essere autonomi. Ma su quello siam d'accordo tutti, e siam d'accordo tutti che non basta un'ottima laurea, ma anche la capacità di saperla sfruttare e di saper stare al mondo***.
E quelle cose lì, non si imparano sui libri.
* ragazzi, abbiamo battuto il record, bravi!
** a proposito di spararla grossa, quando suonavo punk con il mio gruppo finimmo ad una manifestazione piuttosto grossa della mia città. C'era un botto di gente, perché c'erano un botto di gruppi, e quando salimmo sul palco venimmo presentati dal presentatore. Immaginate l'emozione, centinaia di persone pronte, lì, ad ascoltarti! Al ché il presentatore mi chiese: "voi fate punk! E io risposi "Il punk è morto". Tutti i punk o pseudo tali si sfavarono in maniera assurda, mi arrivò addirittura una bottiglia sul palco, se non erro. Fischi sicuramente. E' successo molto tempo fa. Ai tempo me la stramenai: cazzo, il pubblico che si sfava già prima di iniziare a suonare non è un buon segno! Ma più passa il tempo, più sono fiero di quell'uscita.
*** quando mi dovevo laureare, circolava la voce che chi prendeva 110 e lode non veniva assunto perché si diceva che non sapeva lavorare in squadra. Vero? Falso? BOHHH (se c'è qualcuno che lo sa, per favore, chiarisca). Sicuramente è vero che i fancazzisti non sanno lavorare, per gli altri credo valga caso per caso.
Ci ho messo un po' per trovare il mio percorso, ma alla fine l'ho trovato :)
RispondiEliminaE comunque, quella del 110 e lode che non vieni assunto per lavorare in team me pare 'npo' 'na cazzata. Conosco gente che s'è laureata col massimo dei voti e lavora tranquillamente in un team di ricerca.
E' bello trovare il proprio percorso! :)
RispondiEliminaSì, col senno di poi la storia del 110 e lode è più una leggenda metropolitana che altro.
Serve a consolare chi non potrà mai arrivare al 110 e lode, e a gettare sconforto su chi ci può arrivare.
Ehhh qui il riepilogo era dovuto! Comunque non hai frainteso le mie parole, solo che sono incomplete. Il fatto è che ritengo si come molto importante la crescita personale ma ritengo anche indispensabile l'autonomia. Insomma l'una non esclude l'altra. Il mio discorso però era riferito sopratutto al fatto che non sopporto generalizzazioni di questo tipo da figure come ministri o viceministri. Basti guardare le varie opinioni che hai elencato. Questo dimostra come di percorsi ce ne siano molti (non diretti alla meta come vorrebbe far credere Martone).
RispondiEliminaComunque sai la storia del 110 e lode è vera, almeno per alcuni...Un vecchio professorone mi disse che lui evitava di prendere laureati con quel voto proprio perché non sapevano lavorare in gruppo e perché tale voto avrebbe significato anche una poca esperienza e conoscenza al di fuori dello stretto studio. A mio avviso sta storia è vera solo per i vecchi professori...se vai a vedere ora per entrare in un dottorato il 110 e lode ti serve eccome!
Sì, il riepilogo ci voleva. :)
RispondiEliminaE credo che riepilogherò spesso, visto che praticamente dopo ogni post (e successivi commenti) mi viene in mente di aggiungere qualcosa.
Sul 110 e lode... il mistero si infittisce! Ma alla fine certo che serve... almeno per ora! Poi chissà...
Bravo riepiloga che così si continuano i confronti, che di confronti c'è bisogno! Comunque sul 110 e lode...chi se ne frega! Per fare ricerca...quando provi ad eccedere al dottorato la cosa che davvero pesa come un macigno è il tempo passato nei laboratori tra i tirocini e le tesi, insomma la conoscenza che hanno di te i professori. In questo i dottorati richiedono molta "politica"
RispondiEliminaComunque la base economica non c'entra...anzi...Il mio discorso si esenta del tutto dall'avere tale certezza... Preciso che a mio avviso sono importanti si tutti gli aspetti economici ecc ecc ma non sono centrali come ci voglio far credere. Di solito il discorso che si sente è l'esatto opposto ("pensa a guadagnare...prima pancia piena e poi si vede..."), ecco con questi discorsi secondo me si resta molto molto piccoli (come società). L'oramai famosa frase da cui parte tutta la discussione viene da un viceministro che "spietatamente" imbriglia il discorso proprio nel versante economico, e dico spietatamente perché la nostra società e il nostro governo non fanno altro che dare una visione dello stato se non a livello economico. I paesi veramente evoluti (anche, se non sopratutto, economicamente) guarda caso pongono molta attenzione sulla crescita dei propri individui e tutto questo si traduce poi con una crescita sociale, dove ognuno (o quasi) fa il lavoro che desidera e fa crescere il mercato stesso del lavoro. Noi invece siamo tenuti con la testa bassa. Quindi non solo è difficile fare qualsiasi cosa (lavorare, studiare...lavorare dopo aver studiato...) ma ti spingono anche ad accontentarti, a ritirarti (se superi una certa età), insomma a pensar prima alla pancia e poi alla testa. E infatti siamo un popolo che ha sempre pensato prima alla pancia, e così ci ritroviamo con una società dove in pochi fanno quello che vogliono fare.
RispondiEliminaIl mio discorso è molto ampio lo capisco...ma le implicazioni di una frase del genere detta da un viceministro sono molto ampie e spero che questo venga compreso, e quello di Jobs era effettivamente un esempio (azzardato) per far capire quanto grandi fossero le implicazione di una frase detta da un viceministro. In tal caso l'esempio era proprio per spiegare come riponiamo i nostri modelli (al di là dei gusti personali) in storie e persone nonostante poi ci rimangiamo tutto facendo una vita misera perché qualcuno ci da dei limiti considerando solo e soltanto le implicazioni economiche osservabili da un ministero. Un governo che guarda solo i numeri economici è un governo che non fa nulla per risollevare la situazione, mettiamocelo bene in testa, e questa mia frase è limpidamente corroborata da diversi paesi che si trovano non troppo lontani dal nostro.
Poi ripeto, il mio discorso della crescita personale non è un discorso solo rose e fiori che è possibile fare se hai una condizione economica che te lo permette e, nonostante i casi singoli non valgono, questo è dimostrabile proprio con il fatto che ho sudato (e sudo) per crescere personalmente nonostante non abbia nessuna situazione alle spalle che me lo permette.
Quali sono le nazioni che pongono molta attenzione alla crescita dei propri cittadini?
RispondiEliminaBeh, come ho scritto l'altra volta, una è la Germania che permette la frequentazione di diverse facoltà contemporaneamente. Altre sono quelle scandinave, come la Norvegia la quale offre sussidi economici e non a favore dello studio (e che cerca persino lo sviluppo omogeneo delle varie università del paese cercando di favorire lo sviluppo di varie e variegate facoltà in posti diversi...fantascienza) o anche la Danimarca dove lo studio è ampiamente agevolato dall'immediata immissione nel mondo del lavoro (con alta mobilità lavorativa), e dove i settori lavorativi sono rispettati, quindi un giovane trova davvero lavoro in quello che vuole fare.
RispondiEliminaPer quanto riguarda la Danimarca parlo del periodo di studio eh....non per quello successivo. Da noi non è così nemmeno dopo laureati...per loro addirittura mentre studiano trovano lavoro...in quello che gli interessa.
RispondiEliminaNon so, la scandinavia è una zona molto ricca con densità bassa... loro possono permettersi un po' quel che gli pare, per ora, ed il loro modello di istruzione non è replicabile in altri paesi... sulle altre nazioni non mi espongo che ne so poco.
RispondiEliminaSarebbe interessante sapere che corsi universitari hanno.
Oltre che per progettare la propria vita è anche una questione di rispetto nei confronti di chi ti permette di starci, conosco diversi studenti lavoratori e per loro è parecchio dura, io dato che ho fortuna la sfrutto.
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