giovedì 22 settembre 2011

Ieri sono andato al ristorante.


Ieri sono stato ad un matrimonio.


Era tanto che dovevo andarci. Anzi, che dovevamo andarci, dato che non ero io a sposarmi, ed ero insieme a tutta la compagnia.





C'andiamo e, poco dopo, veniamo accolti a braccia aperte dal gestore. E' da tanto che gli sposini sono d'accordo con il gestore sulle caratteristiche del pranzo. E' una cosa che abbiamo progettato tutti assieme. E tutti siamo emozionati nell'andare a goderci quel lauto pasto.



L'uomo che ci accoglie, fa quel lavoro da anni: sa cosa vuol dire avere avere a che fare con i clienti, con le loro richieste ed i loro desideri.







Ma poi arriviamo alla sala da pranzo, ed il gestore ci ferma e ci dice: "guardate, è successo che vi devo togliere un tavolo". Tanto, 10 posti in meno, su un matrimonio di 100 invitati mica sono tanti, no?



No, testa di cazzo. Sono tutto. Dato che sono stati invitati.





Post Scriptum:


ieri non sono andato veramente ad un ristorante ma, in un universo parallelo, è successo proprio questo. Nel nostro, invece, qualcosa di peggiore.




martedì 6 settembre 2011

Odio profondo.

Questo post parla di odio.

Di odio profondo, viscerale, di quello che non ci vedete più, insomma.



Come mai? Ho letto questo articolo.

Leggetelo, che fa bene consultare le fonti, o sennò ve lo lo riassumo io. In pratica è un articolo di una rubrica di repubblica che invita a non studiare perché è inutile, perché tanto al potere ci vanno i soliti noti e perché per chi vuole guadagnare onestamente non c'è più spazio.




L'onestà non è più di questo mondo. E quindi il consiglio che viene dato è quello di "non studiare". Perché per avere successo nella vita ci vogliono altre risorse, come, agganci, raccomandazioni e cose così al posto giusto.




Non so voi, ma io ODIO profondamente qualsiasi articolo dove si passa il tempo ad autocommiserarsi. Non me ne frega un cazzo se un qualsiasi Renzo Bossi é da qualche parte in regione, non per questo bisogna passare il tempo a dire che non si deve studiare, o che comunque non serve a niente. Queste sono profondissime CAZZATE. Perché lo studio giusto e, se ci si vuole fare il culo, l'università giusta (anche pubblica), possono dare posti di lavoro e ti possono far crescere.



Li ODIO perché piangere e comportarsi da perdenti per colpa di quello che vediamo alla televisione significa che per lor per primi il mondo che esiste è quello della tv, dimentichi, inconsapevoli, delle migliaia di realtà industriali, professionali ESISTENTI che, nonostante il periodo di merda, continuano a reggere.



Li ODIO perché in natura vince il più forte, chi ha più risorse, e proprio quando i tempi diventano più duri viene consigliato di lasciar perdere, di affondare, di abbandonarsi ad un mondo ormai ingiusto ed iniquo (perché, è mai stato giusto ed equo?). E di solito l'unica cosa da fare è di diventare PIU' forti.



E infine li ODIO perché nella loro testa, totalmente distaccata dalla realtà, lo studio (superiore o universitario che sia, qui non ne fa ovviamente differenza) deve automaticamente permettere lavoro, uno status di persona onesta e, forse, una settimana di campeggio tutto spesato da qualche parte in Italia.



Vaffanculo, io vi dico, perché ci sono facoltà e facoltà, scuole superiori e scuole superiori; alcune vi permettono una carriera lavorativa migliore di altre. Ho detto una banalità? Sì, ho detto una banalità. E sbandierare uno stupido NON STUDIATE, senza specificare un cazzo di nulla significa semplicemente UN CAZZO. Ho detto cazzo? Capita.



Il problema è che nell'articolo di cui sopra lo studio viene visto con gli occhi e quindi è solo un immagine, un immagine con il compito di riempire lo sguardo di chi guarda, non di preparare veramente al lavoro.



La stessa cosa vale per molti universitari che scelgono l'università come qualcosa da fare senza un preciso perché, una specie di parcheggio, o, peggio, per prendersi una soddisfazione che tanto il lavoro non si trova (frase che sentivo una decina di anni fa quando mi iscrissi io all'università).



E ricordatevi una banalità: nei momenti bui bisogna alzare il morale, non abbatterlo.

Anche se così, effettivamente, è più facile perdere.




Repubblica, VAFFAN***O.