martedì 3 luglio 2012

[EDIT] Educazione al Male




Ehilà, amici miei, chi di voi in questi giorni sta bruciando dal caldo? Chi? Io per esempio. Ma questa non é la storia di cui voglio parlare oggi. Oggi voglio parlarvi di iniziative antiviolenza sulle donne. A proposito, che non c'entra nulla, ho di nuovo avuto a che fare con il Soldato Miller, chi di voi se lo ricorda, può capire la gioia che ho provato a rivederlo. E mi è sembrato pure in buona forma.






Ma andiamo oltre. Parliamo di questo link. Iniziativa molto nobile, quella di proporre sotto forma di corti i temi della violenza sulle donne (ma anche di pedofilia) per poter sensibilizzare ad aiutare chi è in necessita a potersi difendere. 





Sono iniziative lodevoli, dicevo. Ma, imho, mancano di qualcosa: intervengono solo sulla vittima.





Certo, su chi volevi intervenire, scimunito, su chi non ha subito danni? Sì, intendo proprio quello. Manca qualcosa legato a chi non subisce violenza, ma potrebbe subirla.





Ora mi spiego: nella psicologia si parla di interventi di primo, secondo e terzo livello. Probabilmente questa gerarchia esiste anche in altri campi, ma non ne sono sicuro. Il primo livello di intervento è un intervento su di una popolazione SANA, ovvero dove il problema, la violenza sulle donne, non è presente. E' un tipico intervento di informazione sull'argomento, e poco più. Non essendoci casi, più di tanto non si può fare. Il secondo livello, invece, agisce su di una popolazione (popolazione = gruppo di persone) nella quale si sono verificati episodi di violenza. Il terzo livello di intervento, invece, è proprio sul caso specifico.





Ora, l'idea dei corti, potrebbe essere un'idea di un intervento di secondo livello - le violenze sono ben presenti - e sono necessarie forme di comunicazione e di supporto per le vittime (e io, aggiungerei, per i carnefici) ma quello che manca, in questo genere di progetti, è l'informazione non sui danni e le sofferenze dell'uomo maltrattante, ma su come poter riconoscere un uomo del genere.




Mi spiego meglio.



Gli esseri umani, nella loro molteplicità più disparata, possono essere tremendamente prevedibili. Soprattutto se bloccati in rigidi schemi mentali come quelli che possono essere quelli violenti. Detto questo, l'uomo maltrattante e violento, tende a mettere in atto sempre i soliti comportamenti. Essi sono traducibili in alcune fasi:




Una prima fase di amore appassionato e totalizzante, dove l'uomo violento sembra essere un uomo perfetto, sempre attento a chi ha davanti e portatore di felicità.




Una seconda fase dove passo dopo passo questo tipo d'uomo spinge la compagna a fare terra bruciata dei propri contatti e a diventare sempre più dipendente da lui (conto in banca, automobile, uso del denaro).





Ed una terza fase dove la violenza viene usata per far quietare le spinte di autonomia che la compagna può avere.





Poi la coppia fa pace, lui chiede perdono, lei glielo da e si vive fino alla litigata successiva.





In pratica, cosa succede? L'uomo violento tende a vedere la propria compagna come un oggetto di sua proprietà, che riempie di lodi per poterla possedere, che fa di tutto per tenersela solo per sé, e che lo porta ad infuriarsi se questo "oggetto" si rifiuta di indossare il ruolo di proprietà.





Se andate a ripescare i vari fatti di cronaca nera scoprirete che questo schema era lo schema di gran parte di quelle coppie che sono finite in tragedia. Per morte di lei, o di entrambi.





Vi sono piaciute queste poche righe? Le avete trovate interessanti? Lo ritenete uno schema sensato?





Ora, perché non fare un progetto di sensibilizzazione rispetto ai comportamenti che gli uomini violenti solitamente hanno? E se questo rischia di essere troppo perentorio (diamo il beneficio del dubbio che voler far fare terra bruciata alla propria compagna sia un segno di coppia sana), non avrebbe molto più senso fare una cazzo di educazione alla vita di coppia già negli adolescenti/superiori oltre a queste (sacrosante) opere di supporto a dadi già tratti?