- ha ragione se sei un fancazzista e all'università ci vai giusto per prendere tempo sulla tua vita, perché in realtà non lo stai prendendo, ma lo stai perdendo.
- Ha ragione se, nonostante l'impegno, non riesci a laurearti in tempo perché l'università è gestita di merda. In questo caso si dice sfiga, ed è esattamente la parola usata da Martone.
- Ha ragione anche se nel tuo percorso di studi hai incontrato tutta una serie di ostacoli (personali, lavorativi, quel che volete) esterni all'università, che ti hanno impedito di avere un percorso ragionevole di studi, e quindi è successo per cause di forza maggiore.
Perché? Perché il tempo è inesorabile, e scorre a prescindere dalle tue motivazioni.
E se sei rimasto indietro, puoi solo correre come un forsennato per raggiungerlo.
EDIT: mi sono ricordato di questa scena di 32 dicembre, capolavoro filosofico del cinema italiano diretto da quel gran simpaticone di Luciano De Crescenzo:
THE cLOSED dOOR by DarkPg77
*diciamocelo, se Martone fosse uscito con un "è importante che i nostri figli percorrano il percorso universitario nel più breve tempo possibile, che sennò il mercato del lavoro non avrà pietà per loro", tutti avrebbero esultato esclamando: "sì, basta con questi esami impossibili! Più lauree per tutti, facciamo le lauree BREVISSIME!" Ma nessuno avrebbe capito il nodo centrale della questione: che c'è già gente che si laurea in tempo, a prescindere dalla durata dei percorsi universitari.
Questa volta non sono d'accordo con te. Questa frase detta da Martone non è solo semplicistica (cosa che un politico e, soprattutto un viceministro non dovrebbe mai fare) ma a mio avviso è anche diseducativa. Io credo che la laurea non sia solo una qualifica lavorativa ma anche una formazione personale e che sostenere che il limite di tempo per ottenere una laurea sia x non fa altro che alimentare l'indirizzo culturale, assolutamente rigido, entro il quale sia imbottigliati. Nasci, cresci, produci e muori. è vero che una volta terminati gli studi devi inesorabilmente fare i conti con il mondo del lavoro ma è anche vero non è riconducibile tutto esclusivamente ad esso; stiamo perdendo preoccupantemente di vista cosa voglia dire "crescita personale" e non facciamo altro che preoccuparci del prodotto (è triste considerarci solo un prodotto interno...). Ma al di là di questo poi, noi tutti amiamo tanto figure di spicco a livello mondiale, che hanno innovato con le loro idee e la loro personalità e che guarda caso spesso non sono laureate (vedi Steve Jobs). Figure che ci dovrebbero far riflettere come siano le idee a valere, ad avere un peso e a cambiare le cose, e non un titolo, soprattutto se poi il titolo diviene lo standard. Nella mia vita ho incontrato un elevatissimo numero di ciucci laureati e un altrettanto numero elevato di acculturati appena diplomati, ma sopratutto ho incontrato tantissimi rincoglioniti con la laurea appena stampata e persone che potrebbero invece benissimo insegnare lezioni di vita che rientrano benissimo nella definizione del signor Martone. Dici che il tempo è inesorabile, è vero, ma io aggiungerei che molte cose lasciano il tempo che trovano. Ci lamentiamo di un paese che vorremmo cambiare ma in che direzione va il cambiamento con queste affermazioni? In Germania puoi fare due università contemporaneamente (il che significa tempi più lunghi, cultura maggiore [perché cultura non significa specializzarsi in un unico settore, casomai il contrario] e quindi limiti mentali molto aperti senza che questi ultimi due campi influiscano in qualche modo sul lavoro e sull'economia) e noi invece diamo la possibilità di farne solo una (non solo di università ma anche ovviamente di facoltà) e dichiariamo che se non ci si laurea entro x si è falliti. No, non mi piace, affatto.
RispondiEliminaRiassumendo c'è una grande frase di C. Palahniuk che dice: "Non sei il tuo lavoro". E io aggiungere: proprio no cazzo...anzi forse, forse, è il mio lavoro che è me.
Rosso buonasera!
RispondiEliminaFinalmente sono arrivato!
Credo che tu abbia tirato fuori tre temi distinti: 1) l'importanza della propria formazione personale, a prescindere dalla necessità lavorativa 2) l'età come fattore valutativo di una carriera universitaria
3) l'importanza di avere una laurea o meno per vivere bene.
Sul primo punto, tu mi trovi d'accordo: hai ragione, la crescita personale è un importante step della nostra formazione, e l'università può essere un ottimo luogo di crescita. La cultura, da questo punto di vista è un diritto di ognuno di noi. Non siamo un prodotto interno, non siamo il nostro lavoro (ma chi veramente ci fa diventare il nostro lavoro siamo noi) ed è nostro diritto poter crescere come persone.
Ma sono anche del'idea che se la cultura sia un diritto, impegnarsi in prima persona per trovare lavoro e per potersi autosostenere sia un dovere. Perché? Perché il mondo del lavoro è fottutamente competitivo. Questo è il punto due, ed è un dato di fatto: prima esci dall'università, prima puoi cercare lavoro. A prescindere se Martone dà dello sfigato o meno a chi ha 28 anni ed è ancora all'università.
Sul terzo punto credo che il discorso sia diverso. Non ce lo dice il dottore di andare all'università. Lo scegliamo, e lo scegliamo per i motivi più disparati. Spesso però senza pensare che dopo quella saremo in pasto al mondo del lavoro. Non è obbligatorio prenderla, e con un buon diploma tecnico si possono fare grandi cose. Ma Steve Jobs, a mio avviso, non è l'esempio adatto: ha abbandonato l'università, è vero, ma lui aveva un diploma che gli permetteva di lavorare, e ha lavorato. Poi si è guardato intorno per potersi espandere. Aveva le idee ed il coraggio di seguirle, e tra le varie cose, a 29 anni ha comprato la Pixar.
Parlare di Steve Jobs come esempio da seguire significa che se abbiamo 28 anni e siamo sempre all'università, abbiamo solo un anno per comprarci il nostro studio di animazione; se non ce lo possiamo permettere, forse, abbiamo sbagliato qualcosa.
Parlare di Jobs in riferimento alle parole di Martone, a mio avviso significa dargli ragione. Jobs è l'esatto opposto di chi a 28 anni è sempre all'università. Da subito si è fatto il mazzo per lavorare ed è stato capace di trasformare il suo lavoro in programmatore in un impero milionario. E rispetto a lui, chi è a 28 anni all'università e la deve ancora finire, è un pochino indietro nella tabella di marcia.
Mmmm....non credo. Parlare di Jobs non penso sia dare ragione a quel signore per il semplice fatto che parliamo di due epoche diverse, di due momenti storici diversi. Comprare la Pixar a quel tempo non ha lo stesso significato e lo stesso valore che potrebbe avere del comprarla ora. Quello che intendo è "partire con un titolo modesto e inventare dal nulla qualcosa (applicandosi)". Oggi ovviamente fare la stessa cosa che ha fatto lui risulterebbe un milione di volte più complesso, ovvio, per un milione di motivi. Ma quello che possiamo fare è creare una società (si perché col cavolo che c'è) nella quale non sia più la necessità il titolo di studio quanto più le idee e il valore personale. Perché paradossalmente il significato di queste parole (di Martone) è quello opposto a tutto ciò: queste parole ci indirizzano a standardizzarci, a prendere tutti la laurea entro una data età e così via. Ma la standardizzazione di uno studio di elevato livello comporta la standardizzazione della formazione e della preparazione. Ci siamo mai chiesti perché il valore personale viene necessariamente annullato al liceo? Perché tutti dobbiamo raggiungere un certo livello, non dobbiamo metterci del nostro, il massimo che possiamo fare è quello di studiare tanto, non di inventarci qualcosa o di migliorare personalmente qualcosa. Ecco, stiamo rendendo l'università molto simile alle superiori, per cui tutti andiamo all'università, tutti diamo esamini meccanicamente, tutti seguiamo lezione della durata massima di un paio di mesi e tutti studiamo a memoria quelle quattro cose. LA vera difficoltà sta nelle abilità politiche...perché si incontrano assistenti che ti bocciano in base alla faccia o al nome (perché devono dimostrare di avere una % di non ammessi ad ogni esame, per prestigio) o giovani assistenti che pur non avendo qualifiche e competenze ti giudicano perché...vedi i motivi dei professori traslati. Questa è la difficoltà oggi, non lontana eh...l'ho trovata io, l'hanno trovata i miei colleghi e la trovano ancora le persone a me vicine...Comunque....Questo non ci porta a nessun miglioramento, questo porta solo al merchandising delle lauree. Tant'è che oggi per lavorare davvero devi continuare a studiare.
RispondiEliminaMmmm....non credo. Parlare di Jobs non penso sia dare ragione a quel signore per il semplice fatto che parliamo di due epoche diverse, di due momenti storici diversi. Comprare la Pixar a quel tempo non ha lo stesso significato e lo stesso valore che potrebbe avere del comprarla ora. Quello che intendo è "partire con un titolo modesto e inventare dal nulla qualcosa (applicandosi)". Oggi ovviamente fare la stessa cosa che ha fatto lui risulterebbe un milione di volte più complesso, ovvio, per un milione di motivi. Ma quello che possiamo fare è creare una società (si perché col cavolo che c'è) nella quale non sia più la necessità il titolo di studio quanto più le idee e il valore personale. Perché paradossalmente il significato di queste parole (di Martone) è quello opposto a tutto ciò: queste parole ci indirizzano a standardizzarci, a prendere tutti la laurea entro una data età e così via. Ma la standardizzazione di uno studio di elevato livello comporta la standardizzazione della formazione e della preparazione. Ci siamo mai chiesti perché il valore personale viene necessariamente annullato al liceo? Perché tutti dobbiamo raggiungere un certo livello, non dobbiamo metterci del nostro, il massimo che possiamo fare è quello di studiare tanto, non di inventarci qualcosa o di migliorare personalmente qualcosa. Ecco, stiamo rendendo l'università molto simile alle superiori, per cui tutti andiamo all'università, tutti diamo esamini meccanicamente, tutti seguiamo lezione della durata massima di un paio di mesi e tutti studiamo a memoria quelle quattro cose. LA vera difficoltà sta nelle abilità politiche...perché si incontrano assistenti che ti bocciano in base alla faccia o al nome (perché devono dimostrare di avere una % di non ammessi ad ogni esame, per prestigio) o giovani assistenti che pur non avendo qualifiche e competenze ti giudicano perché...vedi i motivi dei professori traslati. Questa è la difficoltà oggi, non lontana eh...l'ho trovata io, l'hanno trovata i miei colleghi e la trovano ancora le persone a me vicine...Comunque....Questo non ci porta a nessun miglioramento, questo porta solo al merchandising delle lauree. Tant'è che oggi per lavorare davvero devi continuare a studiare.
RispondiEliminaI tirocinanti cretini che devono fare il compito difficile per vendicarsi di quando erano studentesse con i rispettivi tirocinanti li ho conosciuti anch'io, e ho anche scritto alla professoressa per dirglielo; la sua risposta, ovviamente, è stata che si stupiva di una testimonianza del genere (la mia).
RispondiEliminaMa i tirocinanti cretini non sono scusanti per il tempo che ci mettiamo. Possono rompere i coglioni, rallentarci, ma non farci laureare in 8 anni anziché 5.
Ma diplomificio o non diplomificio, quello che fa la differenza nello studio, per me, sono Io. Io studio gli argomenti con interesse o con menefreghismo. Ed alcuni li ho proprio buttati via. Altri li ho amati, altri ancora recuperati. Ma non per questo ho perso le idee. Le idee le ho, e ce le metto. E prima o poi le devo sistematizzare, che voglio fare dei gruppi di discussione sui rapporti uomo-donna. Capire come impostarli, a chi proporli, dove recuperare gli interessati.
Comunque il mio punto di vista si riassume con questa frase: la settimana prossima inizio la libera professione; se mi ero laureato un anno prima, era un anno che lavoravo. Era un anno che ero indipendente, era un anno che potevo progettare l'uscita di casa.
C'ho guadagnato in cultura e crescita personale? Può darsi, Potevo comunque recuperarla nel frattempo? Certo che sì.
Oddio che sia una scusante no...ma se ne incontri molti, diciamo ad ogni esame, la differenza la fa. Ad ogni modo qui il problema è la generalizzazione: se me ne frego in pieno e mi getto sugli allori è un conto (e questo non giustifica un'affermazione da un viceministro, in ogni caso), ma se mi impegno e ho mille altre difficoltà vedi che la situazione cambia molto. La prossima settimana inizi la libera professione (auguri) e avresti potuto iniziarla un anno prima? Mah, non vedo assolutamente perché tu ti debba recriminare un anno (come non vedo chi se ne debba recriminare tre o così via) sempre per lo stesso discorso di prima: se ti sei gettato sugli allori senza scusanti posso pure capirlo, ma se hai avuto una difficoltà o se i tuoi interessi ti hanno portato ad un percorso più ampio e quindi più lungo non capisco dove quell'hanno perso ti abbia davvero arrecato un danno. Io mi penso sempre ad ottant'anni: a quell'età come mi rivedrò? Non mi piace pensarmi una piccola scatoletta di carne che ha fatto il suo compito a scapito della vita stessa, addirittura a scapito delle difficoltà della vita stessa...Io dico: dovremmo rinunciare a divenire quello che siamo perché abbiamo trovato delle difficoltà? E soprattutto dovremmo rinunciare perché non rientriamo nell'età x? Senza calcolare poi che le difficoltà si chiamano tali perché bisogna superarle, e solo superandole cresciamo. A questo punto i laureati dovrebbero essere solo e soltanto i fortunati che incontrano le difficoltà nella vita al di là dell'anno di età x, perché se disgraziatamente le incontrano prima e quindi per risolverle perdono tempo...devono rinunciare ad essere quello che vogliono essere, altrimenti sono dei falliti...
RispondiEliminaIo voglio riassumere quello che penso raccontando questo aneddoto: in uno degli ultimi esami della mia carriera universitaria presi un 28 e volevo (perché mi piaceva l'esame e perché mi abbassava uno 0. qualcosa la media) rifarlo per alzare il voto. Ma prima andai a parlare col prof per vedere se si potesse fare l'orale. Lui mi disse di no e io che allora lo avrei rifatto. Allora lui mi disse: "sai che il più grande biologo italiano non si è laureato in biologia? Sai Rossoresina, quel grande scienziato era laureato in fisica e non con il massimo dei voti. Queste cose non contano in realtà...Non contano i voti, non conta l'indirizzo specifico e non conta l'età. Conta solo quello che avete dentro. Non fatevi illudere."
Questo racconto mi ha cambiato la vita, e mi ha fatto capire moltissime cose. E' per questo che mi dispiace quando sento dire da persone così in alto (che quindi dovrebbero essere un esempio) certe cose. Non siamo carne in scatole. Non facciamo i compiti, viviamo.
Ma io son d'accordo che i voti non contano più di tanto, ma conta quello che le persone sanno fare con quello che hanno appreso, ma le persone con il tuo aneddoto, sai che fanno? Trovano una scusa per non migliorarsi e iniziano a mirare al 22.
RispondiEliminaSono dell'idea che uno possa laurearsi in tempi giusti, ed avere una vita sociale. Ho amici che si sono laureati in tempo (se non prima) senza negarsi nulla. Tranquillo, anch'io voglio arrivare a guardarmi indietro ed essere soddisfatto delle mie scelte, ma è un dato di fatto che dobbiamo fare i conti con il mondo del lavoro. E probabilmente riuscire a dedicarsi del tempo e lavorare è una delle cose più difficili che possiamo fare.Martone, nella sua maleducazione, ha detto questo: prima o poi il momento di lavorare arriva. E bisogna essere preparati per quel momento.ps: grazie per gli auguri, ne ho proprio bisogno! :) E auguri anche a te per il tuo percorso!pps: ti cancello il commento qui sotto che tanto è un doppione!
Eh ma Martone in quanto viceministro mica mi può generalizzare così tanto dicendomi che se non rientro in x sono un fallito...non mi sembra proprio il caso.
RispondiEliminaComunque grazie per gli auguri Minkia e per il commento hai fatto bene ;)
"Comunque il mio punto di vista si riassume con questa frase: la
RispondiEliminasettimana prossima inizio la libera professione; se mi ero laureato un
anno prima, era un anno che lavoravo. Era un anno che ero indipendente,
era un anno che potevo progettare l'uscita di casa."
Io ho lo stesso approccio, quando inizia a calare la voglia e penso magari di saltare un appello faccio lo stesso ragionamento.
Ho anche l'aggravante di essere leggermente tardo e quindi rispetto ad altri compagni di corso per preparare lo stesso esame ci metto il doppio del tempo (quindi mi tocca studiare il doppio rispetto agli altri nello stesso lasso di tempo)
La velocità è un concetto squisitamente occidentale. Gli asiatici considerano le cose veloci come cose fatte male...fai te. Io non mi considererei tardo solo perché ti serve più tempo.
RispondiEliminaQuando vedo che per assimilare lo stesso concetto agli altri bastan tre ore al giorno di studio quando io ne impiego sei vuol dire che qualcosa non va, a quel punto non mi resta che usare l'impegno per colmare le distanze, l'ho sempre vista in questo modo.
RispondiEliminaColmare le distanze non nel senso di fare le cose velocemente e male giusto per precipitarsi ad ottenere una firma sul libretto, sono il primo a sostenere che "non è una corsa", solo tengo da parte meno tempo per me per dedicarne di più allo studio.
RispondiEliminaNon sono d'accordo, Rosso... gli animali hanno ben in testa cosa vuol dire "essere veloci".
RispondiEliminaCiao Elkan, benvenuto nella tana!
RispondiEliminaMagari, oltre a semplici differenze individuali con i tuoi compagni, compi qualche errore nel metodo di studio... non per forza ti devi pensare tardo...Poi, ci mancherebbe, Tu conosci la tua situazione e solo Tu ne puoi parlare, però ipotesi alternative ai tuoi tempi ce ne sono... :)
Appunto! Magari possono esserci errori nel metodo o magari è una tua caratteristica quella di aver bisogno di più tempo, ma questo non ti rende necessariamente tardo. Non mi risulta che la velocità sia un termine per l'intelligenza... a volte non lo è neppure il risultato...figuriamoci...
RispondiEliminaCi sono sempre ottimi motivi per tirare a lungo con gli esami : nuove studentesse fresche ogni anno!
RispondiEliminaConte, ma per te, che godi delle risorse della tua terra, vivere e tirare lungo con gli esami è un obbligo morale!
RispondiEliminaIo, povero topo con giusto un po' di formaggio avanzato, non posso mica permettermelo!
Pienamente d'accordo con te, rimanendo il fatto che considero uno che si laure a trent'anni in fisica quantistica molto più comprensibile di uno che lo fa in teoria dell'impacchettamento delle merendine scadute.
RispondiEliminaIl problema è che dovrebbero eliminare molti corsi di laurea.
RispondiElimina"C'ho guadagnato in cultura e crescita personale? Può darsi, Potevo comunque recuperarla nel frattempo? Certo che sì."
Secondo me non hai guadagnato niente, prima si scappa di casa meglio è, a 19 meglio che a trenta.
Quello alla fine dipende dai bisogni che hai.
RispondiEliminaPerò sì, se uno come obbiettivo ha quello di uscire di casa, deve orientarsi verso l'autonomia e l'indipendenza!
Da pisa chi esce da ingegneria perde spesso qualche anno per la strada. Ma lì ti spezzano le reni, e cmq, quando ne esci spesso trovi subito lavoro (almeno fino a qualche anno fa era così; ora con 'sta crisi dei valori/delle industrie/del porno/del fumetto non ci capisco più nulla...)
RispondiElimina