martedì 6 settembre 2011

Odio profondo.

Questo post parla di odio.

Di odio profondo, viscerale, di quello che non ci vedete più, insomma.



Come mai? Ho letto questo articolo.

Leggetelo, che fa bene consultare le fonti, o sennò ve lo lo riassumo io. In pratica è un articolo di una rubrica di repubblica che invita a non studiare perché è inutile, perché tanto al potere ci vanno i soliti noti e perché per chi vuole guadagnare onestamente non c'è più spazio.




L'onestà non è più di questo mondo. E quindi il consiglio che viene dato è quello di "non studiare". Perché per avere successo nella vita ci vogliono altre risorse, come, agganci, raccomandazioni e cose così al posto giusto.




Non so voi, ma io ODIO profondamente qualsiasi articolo dove si passa il tempo ad autocommiserarsi. Non me ne frega un cazzo se un qualsiasi Renzo Bossi é da qualche parte in regione, non per questo bisogna passare il tempo a dire che non si deve studiare, o che comunque non serve a niente. Queste sono profondissime CAZZATE. Perché lo studio giusto e, se ci si vuole fare il culo, l'università giusta (anche pubblica), possono dare posti di lavoro e ti possono far crescere.



Li ODIO perché piangere e comportarsi da perdenti per colpa di quello che vediamo alla televisione significa che per lor per primi il mondo che esiste è quello della tv, dimentichi, inconsapevoli, delle migliaia di realtà industriali, professionali ESISTENTI che, nonostante il periodo di merda, continuano a reggere.



Li ODIO perché in natura vince il più forte, chi ha più risorse, e proprio quando i tempi diventano più duri viene consigliato di lasciar perdere, di affondare, di abbandonarsi ad un mondo ormai ingiusto ed iniquo (perché, è mai stato giusto ed equo?). E di solito l'unica cosa da fare è di diventare PIU' forti.



E infine li ODIO perché nella loro testa, totalmente distaccata dalla realtà, lo studio (superiore o universitario che sia, qui non ne fa ovviamente differenza) deve automaticamente permettere lavoro, uno status di persona onesta e, forse, una settimana di campeggio tutto spesato da qualche parte in Italia.



Vaffanculo, io vi dico, perché ci sono facoltà e facoltà, scuole superiori e scuole superiori; alcune vi permettono una carriera lavorativa migliore di altre. Ho detto una banalità? Sì, ho detto una banalità. E sbandierare uno stupido NON STUDIATE, senza specificare un cazzo di nulla significa semplicemente UN CAZZO. Ho detto cazzo? Capita.



Il problema è che nell'articolo di cui sopra lo studio viene visto con gli occhi e quindi è solo un immagine, un immagine con il compito di riempire lo sguardo di chi guarda, non di preparare veramente al lavoro.



La stessa cosa vale per molti universitari che scelgono l'università come qualcosa da fare senza un preciso perché, una specie di parcheggio, o, peggio, per prendersi una soddisfazione che tanto il lavoro non si trova (frase che sentivo una decina di anni fa quando mi iscrissi io all'università).



E ricordatevi una banalità: nei momenti bui bisogna alzare il morale, non abbatterlo.

Anche se così, effettivamente, è più facile perdere.




Repubblica, VAFFAN***O.


11 commenti:

  1. Ciao, capisco il tuo odio verso lo scrittore dell'articolo e l'editore. Io penso che questi, per quanto stupidi, siano pensieri che nascono come una naturale reazione all'ambiente sociale che ci circonda. Quando ero fanciullo ho frequentato un liceo classico dove non c'era un professore (si, manco uno) che meritasse rispetto, tra favoritismi e ignoranza. La reazione naturale e consona era appunto quella di dire "non studiate". Io condivido il tuo odio verso palesi dichiarazioni di questa gente qui, e soprattutto perché oltre alle tue citate motivazione ne aggiungo un'altra: lo studio (soprattutto quello universitario) non forma soprattutto o necessariamente verso una professione, ma forma soprattutto e necessariamente a livello personale, interiore. Nonostante le infinite (nel vero senso della parola a quanto pare) difficoltà che il mondo mi riserva, mi rendo sempre più conto che non avrei in nessun modo potuto scegliere una facoltà diversa e quindi un cammino diverso da quello che ho scelto. Però mi sento anche di dire un'altra cosa: mi sembra sempre più che oggi la via dello studio universitario stia quasi diventando un "obbligo sociale" quasi come le mode a 13 anni. Io sinceramente non credo neppure che questa sia la via giusta da intraprendere perché l'apprendistato di un mestiere è una formazione altrettanto nobile e formativa. Sicuramente questo non è il discorso del tizio dell'articolo e sicuramente non mi sognerei mai di dire "NON STUDIATE NO NO NO NON SERVE 1 CAZZO!1!" anche perché a differenza del tizio che dice che lui a scuola ci si sente a casa, io con lo studio mi ci diverto e quindi non potrei mai proporre una soluzione tanto superficiale. 
    Che dici ho scritto abbastanza? ;)

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  2. Amen, fratello. I repubblichini sono spesso maestri dell'autocommiserazione e del maallesteroemegliochenonceabberlusconi.

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  3. Ecco, io credo che molti potrebbero essere dei discreti operai piuttosto che dei pessimi laureati.

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  4. Sbagliato. E' sbagliato che essere un operaio oggi richieda meno studi di qualcosa d'altro. Oggi , nei settori vincenti dell'economia, anche l'operaio deve saperne. Altrimenti va in cina ad assemblare iphone per due dollari al giorno.

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  5. Io non intendevo dire che un operaio debba sapere meno; ponevo l'accento sul fatto che per molte famiglie è considerato un disonore non intraprendere la carriera dell'impiegato di concetto (se non del professionista). Io che sono un tecnico vedo di buon occhio operai ben formati.

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  6. Potevi scrivere anche di più! (potevi davvero, tanto qui di bit ce ne sono abbastanza per tutti! :D )

    Obbligo sociale, moda,  amici, pressione dei genitori (che solitamente non l'hanno fatta), totale paura di cosa può riservare la vita se non contini a studiare (secondo te perché in tanti si iscrivono alle scuole di psicoterapia subito dopo la laurea?), approfondire una' argomento e costruirci sopra una professione, i motivi per cui ci si iscrive all'università sono migliaia. La vera riflessione che andrebbe fatta è questa: PERCHE' VAI ALL'UNIVERSITA'? SAI A COSA SERVE?

    Non un superficiale "non studiate che tanto non serve".

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  7. Davvero! Ma infatti non dico neanche cose troppo nuove, solo che leggendo l'articolo mi si è chiusa la vena...

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  8. Si beh che poi effettivamente questo dubbio (a cosa serva l'università) ti resta dentro anche con la laurea in mano. Attenzione, perché non ho detto che il dubbio che ti resta riguardi lo studio, ma l'università. Ed è tutto qui il dilemma. Lo studio e l'approfondimento di un concetto forma, l'università (almeno come noi la conosciamo) deforma. Quindi la tua vena s'è chiusa a ragione leggendo "non studiare"...

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  9. Quando ero fanciullo ho frequentato un liceo classico dove non c'era un professore (si, manco uno) che meritasse rispetto, tra favoritismi e ignoranza.--------------------------------------------------------------------

    buona ragione per studiare di più,hai davanti la realtà del mediocre,superala.
    (ho scritto poco?il mio forte erano i riassunti)

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  10. Bravo, infatti vedendo tanta pochezza il mio studio ha avuto ulteriori impennate...

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  11. Concordo, il tuo forte erano e sono i riassunti! :)

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