Giusto ieri parlavo con un amico di 3500 cose diverse tra cui l'amicizia.
Fulcro del discorso era la definizione standard (si può dire standard di una definizione? Io ci provo) o comunque più comune, più sentita e, perché no, a conti fatti, la più immediata, di "essere amico":
"Un amico è una persona che c'è sempre quando sei in difficoltà".
Per esempio su facesbronz, di frasi del genere, se ne leggono a milioni; c'era un periodo che la situazione era andata fuori controllo, dove l'unica cosa da dire era... "E 'mo basta veramente però!"
Voi la condividete questa definizione? Ne avete altre? Io questa definizione non la condivido, ne ho una mia ed ora vi dico pure perché.
Dire che un amico è uno che c'è sempre quando ne hai bisogno, sotto intende che l'altro [l'amico]:
- è alla mercè dei nostri problemi,
- non ha vita propria,
- quando non ci potrà essere verrà depennato dalla lista di amici.
Quindi l'amico ne esce fuori come una sorta di schiavo. Uno schiavo a cui vogliamo bene, per carità, ma pur sempre uno schiavo. Con delle venature materne, aggiungerei. Sinceramente, non mi sembra un grande affare. Di più, non mi sembra possibile.
La mia definizione di amicizia, invece è un'altra e si articola in questo modo:
Per me un amico è una persona che sa che a volte non può contare sugli altri. Meglio, che a volte non potrà contare sui suoi amici.
Che bravi ragazzi ho come amici, starete sicuramente pensando, dato che nel momento del bisogno potranno non esserci. Ma in questa definizione, al suo centro, non ci sono più i miei amici, ma la mia consapevolezza che chiunque io conosca ha una sua vita, i suoi impegni, i suoi cazzi da portare avanti.
Lo so bene, e siccome gli voglio bene, so che loro potranno non esserci. E questo, credo, sia comportarsi da amico.
Diffidate da chi vi dice che ci sarà sempre. Gli assoluti non sono di questo mondo.
Assolutamente d'accordo; è folle credere che qualcuno possa essere sempre pronto a fiondarsi in tuo aiuto. Ribaltando la situazione, anche tu, in quanto amico per gli altri, non puoi azzardare pretese opprimenti. In sostanza: il vero amico deve esserlo fino a un certo punto, altrimenti si trasforma in un concetto che non può avere corrispondenza nella vita reale.
RispondiEliminaE' una definizione un pò scomoda... quasi sconsolante... però temo che sia vera. Gli amici (per quanto importanti, affezionati e devoti) hanno la loro vita. Non ci saranno sempre. Spesso latitano, spariscono, si vanificano...a volte ritornano. A volte no. E immagino che (prima o dopo) lo abbiamo fatto dopo. Gli amici deludono. Gli amici "tradiscono"... capita. Non sono santi. Perfetti o eterni... L'Amicizia è un qualcosa che deve essere coltivato, curato, assistito e preservato. Con grande tolleranza, pazienza e possibilmente (almeno nella mia personale visione) sincerità... quindi quando il tuo amico ti ha rotto le palle o dice cazzate glielo devi dire. Al tempo stesso , ogni tanto, è necessario saper "mentire"...e fare qualcosa che l'altro si aspetta , o di cui ha bisogno... Non sempre smontare qualcuno con la spietata sincerità serve a qualcosa... Quindi che cos'è l'Amicizia? non ne ho idea... posso dire che cosa NON lo è... le cazzate di FACEBOOK... i 26389 "AMICI" dei social network...gli auguri meccanici che arrivano perchè il programma te lo ha ricordato...il gattino animato in gif, la frase copiata e incollata, il messaggino di auguri di capodanno inviato col cellulare preso dall'archivio. Gli amici sono...COMPAGNI DI VIAGGIO... ci fai un pezzo di strada assieme... a volte è un tragitto lungo, a volte corto. A volte ti porta a destinazione, a volte si interrompe bruscamente. Spesso si resta amici di un ricordo e di una persona che è cambiata...che non c'è più perchè è divenuta un'altra...
RispondiEliminaIo credo che alla base dell'amicizia ci sia, come tutte i rapporti umani, il concetto di reciprocità. Si può essere amici in modo differente ed in misura più o meno maggiore.
RispondiEliminaSicuramente, l'amicizia bisogna "farla crescere"; non si diventa amici dal giorno alla notte (Oddio, se in quella notte devi montare dieci mostre, di cui una giapponese, probabilmente dopo lo diventi! :D )
Allo stesso tempo non si può pensare, come in altri luoghi viene fatto, in temini assoluti ed unidirezionali: che un amico ci sia sempre e comunque, che ti vorrà sempre bene, che non ti ferirà mai, senza mai mettere in gioco se stessi.
Quindi per me l'unico momento dove veramente si può definire un amico è quando riusciamo a capire per prima cosa cosa io posso offrire all'altro e cosa lui può offrire a me.
Mi piace la tua definizione di amicizia e mi piace la tua definizione di NonAmicizia. Condivido poi il concetto di Studiogideon sul tragitto, a volte dovremmo vedere le persone attorno a noi come accompagnatori del nostro viaggio ed essere felici di quello che ci danno. Comunque penso che sia vero che gli amici ti feriscono, e che anzi sono veri quelli che lo fanno unicamente per farti crescere (perché poi di crescere non si finisce mai), ma penso anche che tra tutti gli amici quelli davvero speciali sono quelli a cui basta mezza parola per farti sentire meglio, per farti sentire compreso e magari anche a casa.
RispondiEliminaUn amico è una parte di me dislocata per puro caso dentro un altra persona.
RispondiEliminaUn Amico è una cosa che riesco a capire anche se non sono io, un amico mi permette di toccre il mondo esterno e dire : "Cazzo esiste".
Poi chi se ne fotte se non riuscirà ad esserci quando sarò prostrato ed indifeso? Non voglio che un amico mi veda indifeso, perchè un amico è anche il mio muro da saltare, ed è anche il mio più grande avversario. Ed è un amico.
Da pocoo perso uno dei miei migliori amici.
Dai 14 ai 20 ho vissuto a Spoleto, nel convitto impdap, questo ragazzo, che si chiamava Alessio, condivideva la camera con me ed altri due ragazzi.
Ci adoravamo, eravamo quattro per quattro, tutti per tutti ed uno per nessuno, eravamo i cavalieri dell'apocalisse.
Poi al primo anno di università gli viene diagnosticato un tumore maligno, lo scopro per vie traverse tramite un amica, che era l'unica a saperlo, io nel frattempo ero partito per lavoro in Egitto, lui si era operato e mi aveva detto di stare bene, parlavamo sempre su Msn, non potevamo vederci, ma chissenefregava.
Poi da gennaio dell'anno scorso non ho più sue notizie, e in quel momento non potevo preoccuparmente troppo, preso com'ero dal mio nuovo trasferimento alle canarie, sempre per lavoro.
A novembre torno a casa ubrico dopo una nottata in discoteca, mia sorella mi scrive su facebook "Manu, ale è morto".
Il tumore era peggiorato, e lui non voleva farsi compatire da noi, i suoi amici, i suoi Compagni.
Non voleva farsi vedere così, costretto a letto, immobile, proprio da noi, il suo branco.
Ecco, per me lui era un amico.
Ne ho scritto http://www.balordaggine.com/2011/02/cest-la-vie-cest-la-morte.html
http://www.balordaggine.com/2011/02/forse-un-po-in-ritardo.html
Scusa la lunghezza del commento, ma ti assicuro che ancora adesso scrivere di questo mi commuove molto.
"Un amico è una parte di me dislocata per puro caso dentro un altra persona."
RispondiEliminaBella!
Niente scuse, Kurdt; solo GRAZIE per aver raccontato questa parte di te su questa tana.
:)
Grazie Rossoresina!
RispondiEliminaAnche a me piace molto la metafora del viaggio; la vita è un viaggio, le vacanze sono un viaggio, tutto è un viaggio. E si sa, i compagni di viaggio, fanno gran parte del viaggio stesso.
Ps:
Sentirsi a casa, che sensazione meravigliosa.
Esatto, quello che salta è il contatto con la vita reale.
RispondiEliminaPeccato che sia un tantino fondamentale...